Storia del Teatro Feltre


Teatro Sociale “De la Sena” di Feltre

“due cose contribuirono alla mia intera soddisfazione in Feltre, la buona compagnia che ho sempre amato e desiderato ed un Teatro nel Palazzo medesimo del Podestà di cui mi servo per poter disporre … e questo è la prima volta che io esposi qualche cosa del mio nel Teatro e là principiai a gustare il piacere dell’applauso e del pubblico aggradimento”.

Carlo Goldoni

Il Teatro de la Sena si trova all’interno del palazzo nato come Palazzo della Ragione, accanto alla sala Stemmi. L’edificio viene riedificato dopo l’incendio del 1510. Si presenta con un imponente loggiato palladiano e al centro del porticato, una scalinata conduce al grande salone centrale utilizzato per le riunioni dei 70 Nobili del “Maggior Consiglio”. Vi era solamente un caminetto insufficiente per riscaldare uno stanzone così grande. Anche la luce non era soddisfacente. Si decise quindi di spostare le riunioni nell’attuale Sala del Consiglio.

Il salone venne utilizzato per le feste “de carnaval”, per la fiera di San Matteo o su richiesta come salone per delle feste. Nel 1684 diventa teatro pubblico con solo due ordini di palchetti e il palcoscenico.

Nel 1729 arriva a Feltre Carlo Goldoni,  ha 22 anni ed è coadiutore della Cancelleria. Nelle “Memorie” egli racconta che trovò felicemente a Feltre una compagnia di comici diretta dal famoso Pantalone Carlo Veronese. Aggiunge che mise in scena nel 1730, con una compagnia di filodrammatici feltrini, due melodrammi di Metastasio (Siroe e Didone), ma non riuscendo nel genere tragico, volle personalmente comporre e recitare due “intermezzi” in versi: “Il buon vecchio” (perduto) e “La cantatrice”.

Nel 1741 viene aggiunto  un terzo ordine di palchetti.

Il 26 luglio 1769, durante la recita delle “Donne de casa soa” di Carlo Goldoni il Teatro de la Sena  fu colpito da un fulmine che causò cinque morti, lesioni a molti spettatori e gravi danni al fabbricato.

Il 15 giugno  1802, sotto la dominazione austriaca, il celebre architetto veneziano Gianantonio Selva (1751-1819), progettista del Teatro “La Fenice” di Venezia, scrive una lettera tuttora conservata nel Museo Civico di Feltre, nella quale accetta l’incarico di ristrutturare il “Teatro Sociale” e dà precise disposizioni per l’esecuzione del progetto. Al lavoro contribuirono Giovanni Curtolo di Domenico, detto Bissa, di Feltre e l’architetto Antonio De Boni di Villabruna.

Nel 1810 i lavori sono terminati e nel 1843 Tranquillo Orsi, professore di prospettiva e genero del Borsato,  decora il soffitto, i palchi e l’ampio sipario. Il soffitto appare come un grande “velario”. I palchetti sono decorati con ritratti di musicisti, commediografi e strumenti musicali. Lo stile con cui sono stati eseguiti ricordano il celebre Teatro “La Fenice” di Venezia.

L’appellativo di “Piccola Fenice” attribuito al teatro di Feltre era in uso ancor prima dell’incendio del famoso teatro veneziano. Tale denominazione venne adottata perché sia il progettista che il decoratore sopraccitati erano gli stessi che realizzarono La Fenice di Venezia.

Nel 1929 per motivi di sicurezza il teatro viene chiuso.

Dopo alcuni decenni di restauro, iniziati nel 1975, oggi il Teatro è ritornato al suo antico splendore ed è agibile, al momento, solo parzialmente con una capienza di posti limitata alla platea e al I° ordine di palchi. Entro il dicembre 2013, a conclusione dell’ultima parte di restauro, il teatro sarà riconsegnato alla città, restaurato per intero, agibile in tutti gli ordini di posti.

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